dols. Il blog delle donne online

Uno spazio riservato ad esplorare il mondo femminile.

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Utente: cdellatore
Nome: Caterina Della Torre
Redattrice ed esperta di marketing e PR; proprietaria di www.dols.net di cui è direttore editoriale e general manger. Caterina Della Torre, nata a Bari nel 1958, sposata con una una figlia. Linguista, laureata in russo e inglese, passata al marketing ed alla comunicazione. Dopo cinque anni in Armando Testa, dove seguiva i mercati dell'Est Europa per il new business e dopo una breve esperienza in un network interazionale di pubblicità, ha iniziato a lavorare su Internet. Dopo una breve conoscenza di Webgrrls Italy, passa nel 1998 a progettare con tre socie il sito delle donne on line, dedicato a quello che le donne volevano incontrare su Internet e non trovavano ancora. L'esperienza di dol's le ha permesso di coniugare la sua esperienza di marketing, comunicazione ed anche l'aspetto linguistico (conosce l'inglese, il russo, il tedesco, il francese, lo spagnolo e altre lingue minori :)) Specializzata in pubbliche relazioni e marketing della comunicazione, si occupa di lavoro (con uno sguardo all'imprenditoria e al diritto del lavoro), solidarietà, formazione (è stata docente di webmarketing per IFOA, Galdus e Talete). Organizzatrice di eventi indirizzati ad un pubblico femminile. da più di 10 anni si occupa di pari opportunità. Redattrice e content manager per dol's, ha scritto molti degli articoli pubblicati su www.dols.net.

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venerdì, 29 maggio 2009


Non è vro che....le pari opportunità in Italia avanzino.

http://www.dols.net/magazines_news.php?id_micro=68&id_sub=10073&id_news=1669


Negli ultimi 10 anni la situazione della leadership femminile in Italia non ha mostrato grandi progressi. Sorge quindi spontaneo domandarsi cosa ci si debba aspettare per il futuro.




Autorevoli fonti dicono:

1) NON E’ VERO che se cresce l'occupazione femminile tra qualche anno anche la leadership femminile aumentera'. Paesi come il Belgio, la Spagna, L'irlanda hanno tassi di occupazione piu’ elevati del nostro e una rappresentanza femminile analoga. Al contrario un paese come l’Ungheria ha un tasso di occupazione femminile simile a quello italiano e una presenza ai vertici quadrupla.

2) NON E’ VERO che lo sviluppo del terziario e dei settori piu’ femminili portera’ a una maggiore presenza di donne ai vertici. La leadership femminile e’ molto bassa in tutti i settori, e anche in quelli considerati piu’ femminili, come l’istruzione e la sanita’, raggiunge al massimo 1/3.

3) NON E’ VERO che una maggiore presenza delle donne nelle facolta’ universitarie che contano per la leadership le proietterebbe verso i vertici. L’Italia presenta gia’ oggi una percentuale di donne laureate in discipline maschili (ingegneria, costruzioni, produzione, etc) superiore rispetto alla media Europea (il 29% rispetto al 24%). Inoltre anche nelle aree disciplinari dell’economia, giurisprudenza, ingegneria e scienze politiche – ovvero il 92% delle specializzazioni dei primi CEO e Presidenti di societa’ italiane quotate – le donne risultano gia’ ben rappresentate. Proiettando gli attuali trend e in assenza di ulteriori interventi, la presenza delle donne ai vertici in Italia e’ destinata a rimanere identica.

4) NON E’ VERO che con una maggiore determinazione le donne potrebbero raggiungere obiettivi di carriera piu’ elevati. Ben il 34% delle donne europee (rispetto al 26% dei colleghi uomini) aspira, gia’ oggi, a una posizione di maggiore leadership in futuro. In verita’ il problema sta negli ostacoli concreti che le donne incontrano nel proseguimento delle loro aspirazioni.

Ad esempio, il vero freno agli avanzamenti di carriera delle donne in Italia, piu’ che i figli, e’ la mancanza di strutture di supporto alla maternita’ e il doppio carico che le donne sono costrette a sostenere lungo tutto il percorso professionale. In Italia, solo il 6% dei bambini sotto i 3 anni accede al nido (rispetto al 44% in Norvegia, al 40% della Svezia, al 26% della Francia) e le donne italiane dedicano a casa e famiglia tra il 20 e il 45% di tempo in piu’ rispetto alle colleghe di questi paesi.


Per facilitare la crescita della leadership femminile, servono, almeno tre cose: strutture e strumenti di supporto alle famiglie, politiche di gestione delle risorse improntate su logiche meritocratiche, infine un cambiamento radicale nella mentalita’ e nei comportamenti collettivi.

Tuttavia solo la combinazione di misure di concerto da aziende e sistema pubblico puo’ portare a un aumento significativo della leadership femminile. Singoli interventi hanno un’efficacia limitata, mentre un mix di interventi pubblico privati puo’ portare agrandi cambiamenti (sostegno alle famiglie, asili nido, maggiore presenza delle donne in politica, strumenti di flessibilita’, politiche di assunzione e promozione “gender neutral”).


 


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postato da: cdellatore alle ore 13:20 | link | commenti (1)
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lunedì, 11 maggio 2009


da Il corpo delle donne

di Lorella Zanardo


Per anni non ho guardato la tv. Semplicemente la trovavo noiosissima.

Poi il coautore de IL CORPO DELLE DONNE, Marco Malfi, mi provocò sostenendo che se volevo continuare ad occuparmi di donne, dovevo guardare la tv.


Così è nato il nostro documentario.

Fino a quel momento ero sempre stata d’accordo su quanto scrive Giovanna Cosenza sul suo blog: non filmiamo, non fotografiamo i corpi delle donne. Lasciateci in pace. Dobbiamo lavorare, fare figli e crescerli, far aumentare il PIL lavorando di più e facendo piu bambini,'' curare gli anziani.

Poi ho visto ed ho capito che non potevo sottrarmi.


La maggior parte delle donne, che costituisce il 60% del pubblico televisivo, ha la televisione come unico strumento di informazione: quello che viene trasmesso diventa riferimento, educazione, esempio.

Come riusciamo a parlare a queste donne? Dove le intercettiamo? Come facciamo nascere un dubbio sulla validità del modello di donna proposto dalla tv?


Quando presentiamo IL CORPO DELLE DONNE in pubblico, il commento piu diffuso da parte delle donne è sempre: io guardo la tv tutti i giorni, mi fa compagnia...però quelle immagini lì non le avevo mai viste..o forse non me ricordavo così...adesso starò più attenta...

L'assuefazione alla visione di immagini di corpi spogliati ed umiliati ci ha condotto ad utilizzare il montaggio delle immagini tv per educare a vedere, per provocare reazioni che sono sempre, da parte di uomini e donne, di disgusto.


Cioè il proporre un punto di vista diverso fa guardare alla tv in modo nuovo e piu critico.

Quello che auspico non è una censura televisiva, bensì una chiara inversione della domanda televisiva. Prendere coscienza della profonda discriminazione contenuta nelle immagini femminili proposte dalla tv per chiedere un'altra tv.


Innescare un processo educativo verso uno sguardo critico alla tv.

Divenire consapevoli del nostro potere: se non ci piace la possiamo spegnere. Se la spengniamo qualcuno si chiederà cosa ci piace.

Siamo anche le principali decisori d'acquisto dei prodotti che in tv vengono pubblicizzati. Dobbiamo solo rendercene conto.


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postato da: cdellatore alle ore 12:03 | link | commenti (5)
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domenica, 10 maggio 2009







IL VOLTO? ORA SI PUO' PROGETTARE di Cinzia Ficco 





Ricerche di Simona Morini, docente Iuav Venezia. Il viso è il protagonista nei rapporti interpersonali. 





 Nella faccia c'e' tutto, diceva gia' Cicerone. Il sesso, l'eta', l'estrazione sociale, le sofferenze o i piaceri della vita, l'impronta della personalita', il carattere, l'umore, le emozioni del momento. In ogni istante, volenti o nolenti, gli altri si servono della nostra faccia - forse ancor piu' che dei nostri gesti e delle nostre parole - per aver accesso ai nostri stati d'animo.



A concordare con il grande giurista, avvocato e filosofo romano, Simona Morini, docente di Teoria delle Decisioni Razionali alla Facolta' di design e arti dello IUAV di Venezia, impegnata con Patrizia Magli e Paolo Fabbri, a un progetto di ricerca sul design del volto



A sentire l'esperta, anche una semplice conversazione sarebbe un piccolo capolavoro. Mentre diamo forma ai nostri pensieri traducendoli in frasi e parole- afferma- calcoliamo con esattezza i tempi dei turni del dialogo, diamo segni di approvazione o disapprovazione, sorridiamo, ridiamo, ci imbronciamo, imitiamo le espressioni e i gesti gli uni degli altri.



Maggiore è la familiarità (o ''la simpatia'') delle persone che abbiamo di fronte, meglio funziona il meccanismo. E' noto che negli innamorati questo flusso di comunicazione, fatto di sguardi, gesti e sorrisi è massimo, mentre tutti abbiamo sperimentato i silenzi, le interruzioni, la fatica della conversazione con persone sconosciute o, semplicemente, antipatiche.


continua

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postato da: cdellatore alle ore 15:20 | link | commenti
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